— Alessandro Maria Nacar

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Un giorno la balena rosa, nota per per la sua ingordigia, decise di mangiare il Sole.

Il polpo blu, noto per la sua saggezza, cercò di dissuaderla.
Non ottenne risultato alcuno ed ella si mise in viaggio sbandierando i suoi intenti.

I gialli giapponesi, noti per i loro occhi a mandorla, si proposero volontari per fermarla.
Una volta uccisa ne mangiarono le carni.

Il polpo blu, ogni tanto, piange. Nell’oceano nessuno se ne accorge.
Al suo fianco ora c’è una piccola balena bianca, quando il sole filtra fra i coralli, brilla.
Il polpo blu, ora ancora più saggio, le insegna che le stelle sono amiche.

22-year-old Filip from Milan became obsessed with the idea of becoming Butthead of the Month after watching The House Bunny, a film about a Playboy playmate who is booted from the Playboy mansion before she gets her chance to be centerfold — he likes the idea of being unfolded. Filip likes vanilla sex and shoplifting Parmigiano-Reggiano on the weekends.


Ricordo un disegno sul sussidiario delle elementari: c’era un uomo alto 9 metri, come se il suo intestino fosse tutto disteso…

Da lontani, ognuno per conto suo, davamo il meglio di noi insieme. Si metta in dubbio la tanto auspicata presenza di un fondo da toccare. In ultima analisi, condividere vuol dire sottrarre. L’unica lezione è che, con rammarico, non esistono lezioni.

Invisibili ad occhio pakistano furono amanti felici. La costante: “Mare, Ibiza, Loco mia”. Non è mai condannabile l’omofobia ma solo l’eventuale violenza correlata. Juan, tu che sei un gentiluomo, passa il machete.

Buongiorno Patrizia, aspetto ancora una tua chiamata ma, dato il tempo trascorso, il tuo non agire ti definisce per la persona di poco valore umano e professionale che francamente mi auguravo non fossi. Come già ti scrissi la questione economica era secondaria. Aver tirato fuori le unghie sapendo di essere nel torto ha fatto sorridere tutti. Ora comprendo quel che si diceva e dice di Erastudio ed i nasi comuni storti al nominarla. Sono scelte… Prima o poi passeró a trovarti in qualche evento e non mi stupirò di vedere nuovamente tutto il tuo entourage lavorativo cambiato. Che dire, se non con un grande sorriso: Buona vita.

Alessandro.

Nella stanza numero cinque ti abbracciai per la prima volta. Ti tolsi una caccola dall’occhio e te la appiccicai sulla fronte: “Fai schifo. Manco la faccia te sei lavato. Dimmi, che nome ha il tuo problema? Bene, d’ora in poi chiamalo Happy Ippo”. Smettesti di piangere e andammo a far la spesa da Billa. Il resto è storia nota ma non troppo. Eri tu quello che si scordava i compleanni, l’indiscusso pezzo di merda. Io conto ancora qualche giorno, poi soffio.