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L’omino e il bambino seduto a gambe incrociate.

12 novembre 2009

Ieri é caduta la pioggia. La nera borsa appare ancora più scura nel buio della stanza rischiarata solo dal rumore della Tv. Piantine di aconico abbandonate a rinsecchire negli angoli.

L’omino è nudo. Nuovamente. La nudità in qualità di zero. Tondo tondo. Studia l’acqua dare origine a pozze, nelle più profonde v’infila i piedi. Nelle più intime le dita.

“A volte bisogna lasciare che gli odi caschino come tali dovrebbero cascare i castelli di orgoglio”. Le parole che l’omino disse quando incontrò il bambino seduto a gambe incrociate. Il bambino seduto a gambe incrociate, spalancando gli occhi neri, rispose: “Wow, dove sei stato finoraaaaaaaaaaaa? Mi fai sorridere.”

Il bambino seduto a gambe incrociate sorrise.

Il bambino seduto a gambe incrociate ha le gambe incrociate. Il bambino seduto a gambe incrociate dimora ai piedi di un’immensa colonna. La stringe forte forte, forse le vuole bene, forse teme possa crollare. La colonna non appare né appagata né frustrata da ciò. Lei è cosciente di poter star su priva di quell’infantile aiuto ma al contempo pensa che il bambino abbia bisogno di lei. Non protesta. Per questo, Il bambino seduto a gambe incrociate, ha piccole gambe e grandi braccia.

Quando Il bambino seduto a gambe incrociate incominciò a camminare l’omino era al suo fianco. Quel dì si afferrarono per mano e, con la mano non impegnata, dissero addio alla grande colonna che (piccoli passi su piccoli passi) finì per divenire uno spillo.

Quando Il bambino seduto a gambe incrociate iniziò a muoversi velocemente l’omino era al suo fianco. L’omino ama osservare le cose piccole e gioire delle piccole cose. L’omino ama cogliere asterischi nei campi di punti e virgola e scovare piacevoli imprevisti. Più volte l’omino ebbe paura di non reggere l’entusiasmo del bambino che, abbagliato da un mondo nuovo, iniziò a incedere sempre più svelto.

Quando Il bambino seduto a gambe incrociate si mise a correre l’omino era al suo fianco ma si ruppe le gambe. L’omino sostando immobile si rese conto che il bambino non aveva una meta. Era solo spaventato dall’idea di potersi fermare di nuovo. Si muoveva velocemente tracciando sul terreno un gigante otto.

Due chicchere verdi. Un sette spaccato. Un cespo di radicchio . Un prosciutto di Parma. I trofei conquistati dal bambino un tempo seduto. Come nel gioco del monopoli, il bambino (troppo stanco per la corsa) ogni mattina passava dal via e dormendo fra le braccia dell’omino ritrovava l’unica vera forma di pace.

Ieri é caduta la pioggia. L’omino si è strascicato a fatica all’esterno del gigante otto per cercare riparo. Oggi l’omino con le gambe spezzate ha i gomiti screpolati e vive sulla montagnola degli asterischi mietuti. L’omino con le gambe spezzate non potendosi muovere ascolta e annusa il vento che benevolo disegna lui il mondo lontano. Quando al suo naso giunge l’odore delle lacrime del bambino, l’omino guarda a ovest e impone al suo viso una smorfia a forma di sorriso.

(Piccoli passi)

Il rappresentante di veleno.

11 aprile 2008

Nel regno vegetale una specie su cento è velenosa. L’Aconitum lycoctonum, pianta che cresce comunemente sulle aspre rupi, è considerato tra i più letali di tutta la flora europea. La mia scelta commerciale è ricaduta sull’aconico perché, a scopi terapeutici, ha un portentoso effetto anestetico. Insomma, cari miei, i vantaggi sono molteplici e i principi attivi sono diffusi in tutta la pianta. L’impiego sarebbe sconsigliato ma è un ottimo prodotto ed io dico che vale la pena rischiare. Ha azione sui centri nervosi che dapprima eccita e poi paralizza, causando la morte per arresto respiratorio e cardiaco. Nel caso tutto va bene però potrete lenire qualche cruccio. Formidabile.

Un tempo ero nel mercato delle caramelle. Quello sì che fu un azzardo. Mi facevano andare in giro nudo con un orrido sacchetto al posto del cuore, mi spedivano in un mondo di adulti dalle etichette firmate facendomi sentire diverso. Sei speciale. Dicevano. Vai avanti e sorridi, sei unico. Dicevano. Oggi la mia vita è cambiata. Anche io vesto abiti di qualità e non ho bisogno di un trapianto cardiaco a base zuccherina per adempiere i miei doveri lavorativi. Ora sono felice. Forse.

Sotto sotto.

31 dicembre 2007

Vieni a trovarmi sotto il piumone? Non serve che tu prenda il treno. Ti sei mai messo capovolto sotto le coperte? Se raggiungi il bordo del letto ti rendi conto che lo spazio diventa infinito. Quello è un collegamento con tutti i piumoni del mondo. Cosa aspetti?

A sette anni un uomo.

26 maggio 2007

Il 26 novembre del 1981 nasce Alessandro Maria Nacar. Il 26 maggio del 2000 nasce l’omino con il sacchetto di caramelle al posto del cuore. Il 26 maggio del 2006 l’omino con il sacchetto di caramelle al posto del cuore muore sulle pagine di questo blog. Il 26 agosto del 2006 Alessandro Maria Nacar festeggia da solo il proprio onomastico. Nella medesima data nasce il progetto SpazioQuadrato. Il 26 novembre del 2006 Alessandro Maria Nacar non festeggia il proprio compleanno.

Nei giorni speciali l’omino con il sacchetto di caramelle al posto del cuore prende decisioni importanti. A lui servono forti motivazioni e traguardi lontani per riguadagnare il sorriso. Non è nato con lo scopo di compiacersi. Malauguratamente forse.

Oggi l’omino dal sacchetto di caramelle al posto del cuore è sdraiato in terra. Sparse intorno a lui matite Caran d’Ache e la loro rumorosa scatola di latta. Tiene al caldo il pancino con una trapunta di flanella. Una mano non si lascia sfuggire il foglio a quadretti, l’altra scarabocchia un resoconto dei primi anni di vita. Il disegno compiuto è l’immagine di un albero: Le radici sono la partenza. Il tronco le certezze. I rami le vie intraprese. Non ci sono frutti se non in terra. Tanti rami spezzati. Ripone le 40 matite nella scatola. Ogni volta segue l’ordine cromatico giusto disponendo le matite come un arcobaleno. Sono piccole soddisfazioni.

Si solleva da terra. Nudo e secco, avanza.Accosta la spalla e la lingua verso la parete porosa al sapore di zucca. La pelle è arsa per l’attrito, non se ne cura. Ha bisogno di un appoggio. Al dolore è abituato. Oggi si viaggia. Oggi imita i paperotti nei documentari. Oggi abbandona il suo nido. Il 26 maggio del 2007 l’omino con il sacchetto di caramelle al posto del cuore diventa un uomo. Desidera un nome.

La ricerca.

17 marzo 2007

Ieri fluttuando nel fiume del dormiveglia ho perso il mio sacchetto. Sì, quello che ho al posto del cuore. Quello colmo di caramelle, i doni gratuiti del mio animo. Ollalà! L’ho cercato ovunque: Nei giorni della ragazza dai lunghi capelli di spiga. L’ho riguardata danzante sotto la pioggia, ma nulla. Nei giorni infinitamente densi punzonati da una pecorella soffice, ma nulla. Nei giorni delle mille u, ma nulla. Nei giorni in cui le radici volevano crescere parallele, ma nulla. Ollalà! Non riesco a trovarlo! Non che sia di utilità alcuna al momento, mi son rimaste solo 3 caramelle, le più indigeste. Ma è un ricordo, l’unico a cui non ho dato fuoco.

Due di queste si trovano nel luogo dove abito, il mio spazio quadrato e bianco dove il sole è una grande mela. La caramella di legno di quercia è sotterrata nel vaso di terracotta del Sig. Bocca di leone. Pensa che un giorno possa sorgere un grande albero. Io lascio lui questa illusione. La caramella di marmo la custodisce come fosse un uovo il Sig. Pinguino. Pensa che un giorno quel sasso possa schiudersi. Io lascio lui questa illusione. La terza è di ferro, Ollalà, la conservo io! E’ sotto la mia lingua. Tuttavia io non nutro alcuna aspettativa incantata. Penso solo che sia amara come bile.

Forse avrei bisogno di aiuto, cammino fra voi e non riconosco volti amici. Cammino ma non riesco a circoscrivere i vostri intenti. Non sono un veggente ne leggo nel pensiero ma comprendo il significato del disegno delle palpebre:I vostri occhi sono spuri e amorfi! Ho paura. Ollalà! Meglio non pensarci. Io continuo a cercare, magari qualcuno si unisce a me.