Mario Criscuolo.
Mario per lavorare a Milano aveva bisogno della residenza e scrisse alla sconosciuta Giuseppina. Lei lo vide e disse: è mio. Era bellissimo. Per me era come un nonno, in realtà era mio zio ma lo chiamavo Papi. A renderci simili vi erano il gene degli occhi chiari e l’innato spirito burbero.
