— Alessandro Maria Nacar

L’omino e il bambino seduto a gambe incrociate.

Ieri é caduta la pioggia. La nera borsa appare ancora più scura nel buio della stanza rischiarata solo dal rumore della Tv. Piantine di aconico abbandonate a rinsecchire negli angoli.

L’omino è nudo. Nuovamente. La nudità in qualità di zero. Tondo tondo. Studia l’acqua dare origine a pozze, nelle più profonde v’infila i piedi. Nelle più intime le dita.

“A volte bisogna lasciare che gli odi caschino come tali dovrebbero cascare i castelli di orgoglio”. Le parole che l’omino disse quando incontrò il bambino seduto a gambe incrociate. Il bambino seduto a gambe incrociate, spalancando gli occhi neri, rispose: “Wow, dove sei stato finoraaaaaaaaaaaa? Mi fai sorridere.”

Il bambino seduto a gambe incrociate sorrise.

Il bambino seduto a gambe incrociate ha le gambe incrociate. Il bambino seduto a gambe incrociate dimora ai piedi di un’immensa colonna. La stringe forte forte, forse le vuole bene, forse teme possa crollare. La colonna non appare né appagata né frustrata da ciò. Lei è cosciente di poter star su priva di quell’infantile aiuto ma al contempo pensa che il bambino abbia bisogno di lei. Non protesta. Per questo, Il bambino seduto a gambe incrociate, ha piccole gambe e grandi braccia.

Quando Il bambino seduto a gambe incrociate incominciò a camminare l’omino era al suo fianco. Quel dì si afferrarono per mano e, con la mano non impegnata, dissero addio alla grande colonna che (piccoli passi su piccoli passi) finì per divenire uno spillo.

Quando Il bambino seduto a gambe incrociate iniziò a muoversi velocemente l’omino era al suo fianco. L’omino ama osservare le cose piccole e gioire delle piccole cose. L’omino ama cogliere asterischi nei campi di punti e virgola e scovare piacevoli imprevisti. Più volte l’omino ebbe paura di non reggere l’entusiasmo del bambino che, abbagliato da un mondo nuovo, iniziò a incedere sempre più svelto.

Quando Il bambino seduto a gambe incrociate si mise a correre l’omino era al suo fianco ma si ruppe le gambe. L’omino sostando immobile si rese conto che il bambino non aveva una meta. Era solo spaventato dall’idea di potersi fermare di nuovo. Si muoveva velocemente tracciando sul terreno un gigante otto.

Due chicchere verdi. Un sette spaccato. Un cespo di radicchio . Un prosciutto di Parma. I trofei conquistati dal bambino un tempo seduto. Come nel gioco del monopoli, il bambino (troppo stanco per la corsa) ogni mattina passava dal via e dormendo fra le braccia dell’omino ritrovava l’unica vera forma di pace.

Ieri é caduta la pioggia. L’omino si è strascicato a fatica all’esterno del gigante otto per cercare riparo. Oggi l’omino con le gambe spezzate ha i gomiti screpolati e vive sulla montagnola degli asterischi mietuti. L’omino con le gambe spezzate non potendosi muovere ascolta e annusa il vento che benevolo disegna lui il mondo lontano. Quando al suo naso giunge l’odore delle lacrime del bambino, l’omino guarda a ovest e impone al suo viso una smorfia a forma di sorriso.

(Piccoli passi)