— Alessandro Maria Nacar

A sette anni un uomo.

Nei giorni speciali l’omino con il sacchetto di caramelle al posto del cuore prende decisioni importanti. A lui servono forti motivazioni e traguardi lontani per riguadagnare il sorriso. Non è nato con lo scopo di compiacersi. Malauguratamente forse.

Oggi l’omino dal sacchetto di caramelle al posto del cuore è sdraiato in terra. Sparse intorno a lui matite Caran d’Ache e la loro rumorosa scatola di latta. Tiene al caldo il pancino con una trapunta di flanella. Una mano non si lascia sfuggire il foglio a quadretti, l’altra scarabocchia un resoconto dei primi anni di vita. Il disegno compiuto è l’immagine di un albero: Le radici sono la partenza. Il tronco le certezze. I rami le vie intraprese. Non ci sono frutti se non in terra. Tanti rami spezzati. Ripone le 40 matite nella scatola. Ogni volta segue l’ordine cromatico giusto disponendo le matite come un arcobaleno. Sono piccole soddisfazioni.

Si solleva da terra. Nudo e secco, avanza. Accosta la spalla e la lingua verso la parete porosa al sapore di zucca. La pelle è arsa per l’attrito, non se ne cura. Ha bisogno di un appoggio. Al dolore è abituato. Oggi si viaggia. Oggi imita i paperotti nei documentari. Oggi abbandona il suo nido. Il 26 maggio del 2007 l’omino con il sacchetto di caramelle al posto del cuore diventa un uomo e desidera un nome.